ALBERTO BOGO l'EDUCATORE

Svolgo la professione di educatore da oltre 15 anni. In questo periodo ho lavorato con le più svariate utenze, soprattutto in comunità: tossicodipendenti, alcolisti, handicap, minori, collaborando con centri ricreativi, educative di strada, laboratori pedagogici e creativi.

Col tempo, ho maturato la scelta di spostare le mie competenze e la mia grande esperienza in questo settore, canalizzandole all’interno della figura del creative coach.
Ma innanzitutto, forse non tutti voi sanno che lavoro svolge un educatore, quindi mi permetto di spiegarvelo brevemente.

L'educatore professionale in Italia è un operatore sociale e sanitario che attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell'ambito di un progetto elaborato da un'équipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana; cura il positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà.

Un metodo per canalizzare la propria creatività

Alcune delle skills indispensabili per svolgere questa difficile e poco riconosciuta professione sono per esempio problem solving, flessibilità, apertura mentale e risoluzione delle conflittualità.

La professione dell’educatore è stata una palestra perfetta per imparare “a tirar fuori risorse” da persone che vivono o si sono trovate per un periodo in contesti di vita fatti di enormi difficoltà. Ma dopo tanti anni trascorsi a nuotare nelle sofferenze altrui, ho pensato: Cosa mi fa star bene e come posso utilizzarlo per fare del bene?

Poter dare sfogo alle mie ossessioni in modo costruttivo, vedere che un pensiero o una suggestione diventano improvvisamente qualcosa di “materico” o “letterario” e magari quel qualcosa, come nel caso del cinema, lo faccio anche insieme a qualcun altro, è qualcosa che arricchisce in maniera unica.

Con il mio allenamento nessuno aiuta nessuno, ma si lavora assieme per costruire un clima, un metodo, una stato mentale che renda più facile realizzare qualcosa, che di solito è quel qualcosa che, prima del mio intervento, “fa sentire il cliente inespresso, con uno strano e a volte indefinibile senso di vuoto, bloccato in un desiderio di fare che troppe volte rimane velleità”.

Cos'è un creative coach?

Il creative coach serve a questo, perché per definizione è un “facilitatore dei processi creativi”, processi che per ognuno sono diversi per tempi e modi. Insieme scopriremo quali sono questi modi e questi tempi.

COLLABORATORI

Per rendere i miei corsi o le mie esperienze professionali ancora più interessanti, mi avvalgo, su richiesta, di diversi collaboratori, persone fidate con cui ho già intrapreso da tempo collaborazioni professionali o puramente artistiche.
La lista dei miei collaboratori, frutto di un lavoro di rete decennale, è in continua evoluzione ed espansione.

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Daniele Campi

Videomaker completo, con alle spalle un’esperienza di oltre 15 anni nel settore. Di problemi non ne crea mai, ma ne risolve molti ed in fretta! E sempre col sorriso sulla faccia! In passato ha curato il backstage del mio primo film Extreme Jukebox ed insieme abbiamo realizzato diversi cortometraggi.

Andrea Benfante & Anna Giarrocco

Coppia di attori e coppia anche nella vita, fondatori del Teatrino di Bisanzio. Hanno scritto e prodotto loro spettacoli, occupandosi di laboratori teatrali dedicati a bambini, ragazzi e adulti, ed è cosi che li ho conosciuti, reclutandoli entrambi per il mio secondo film “Terror Take Away”. Da allora siamo diventati inseparabili.

 

 

Andrea Lionetti

Amico ventennale ma anche sceneggiatore estremamente creativo e versatile, insieme abbiamo scritto e prodotto il mio primo film Extreme Jukebox e sempre insieme faremo la stessa cosa per il mio terzo lungometraggio, Controversial.

Paolo Pederzini

Nasce come esperto di fumetti per la Panini S.P.A, ma poi si occupa anche di drammaturgia, recitazione, organizzazione di eventi e strategie social media. Il suo sguardo artistico è contemporaneamente chirurgico ma aperto al nuovo.